L’inflazione italiana ha raggiunto il 2,8% ad aprile 2026, il dato più alto dal 2023. Significa che ogni euro fermo sul conto vale meno di quanto valesse dodici mesi fa. Non perché qualcuno te l’abbia preso. Perché il tempo, unito all’inflazione, lavora contro chi non agisce.
Eppure milioni di famiglie italiane tengono liquidità in eccesso sui conti correnti, convinte che “stare fermi” sia la scelta più sicura.
Non lo è. È solo la più silenziosa.
Il conto corrente non è un posto sicuro.
È un posto dove i soldi si consumano.
Riporto un caso reale di una mia nuova cliente, che lavora come manager in una media impresa, settore industriale nell’hinterland di Milano.
Mi è stata presentata da suo marito, già cliente da tempo, proprio perché non aveva mai fatto investimenti.
Tutto ciò che era stato accantonato negli anni, circa 200.000€ euro, era fermo sul conto corrente “al sicuro”.
Le ho fatto una domanda sola: da quanto tempo stanno lì?
Parecchi anni, non ho mai investito. Li tengo per evenienza.
Le ho mostrato i calcoli per ogni anno rimasti fermi. Non ha detto niente per un po’.
Il costo invisibile non calcolato
C’è una credenza diffusa, radicata profondamente nella cultura finanziaria italiana, secondo cui tenere i soldi in banca significhi non perderli.
È sbagliata.
E i numeri del 2026 lo dimostrano in modo inequivocabile.
Il tasso di inflazione annuale in Italia è salito bruscamente al 2,8% ad aprile 2026, rispetto all’1,7% di marzo. È il livello più alto dal 2023. Anche nell’Eurozona la situazione è analoga: l’inflazione annuale ha raggiunto il 3,0% ad aprile 2026, il livello più alto da settembre 2023.
La Banca d’Italia prevede un’inflazione media del 2,6% nel 2026, spinta in particolare dai rincari energetici.
Tradotto in cifre concrete: 200.000 euro fermi su un conto corrente che rende zero perdono oggi circa 5.600 euro di potere d’acquisto in dodici mesi. Non perché qualcuno li abbia presi. Perché gli stessi euro comprano meno beni e servizi di quanto facessero un anno fa.
E questo è solo l’inizio del problema.
Quanto costa davvero un conto corrente
All’erosione da inflazione si aggiunge il costo diretto del conto corrente: canone mensile, bollo su depositi superiori a 5.000 euro, commissioni su operazioni. Per un conto con 100.000 euro di giacenza, il costo complessivo annuo tra bollo e canone può raggiungere facilmente i 100-200 euro aggiuntivi.
Sommiamo: inflazione al 2,8% più costi diretti. La cliente con 200.000€ euro fermi da cinque anni ha perso, in termini reali, una cifra nell’ordine delle decine di migliaia di euro. Non in un crollo di borsa. Non in un investimento sbagliato. Semplicemente non facendo niente.
Il conto corrente non è una cassaforte. È una stanza dove il denaro si consuma lentamente, ogni giorno, senza fare rumore.
Perché le famiglie italiane tengono così tanta liquidità ferma
La risposta ha radici culturali e psicologiche profonde. L’inflazione genera una diminuzione del potere d’acquisto della moneta: con una determinata quantità di denaro si potranno acquistare, nel tempo, una quantità sempre minore di beni e servizi. Eppure la maggior parte delle persone non percepisce questa perdita come reale, perché il saldo del conto rimane invariato nominalmente.
È una delle trappole più insidiose della finanza comportamentale: vediamo i numeri, non il valore.
A questo si aggiunge la cosiddetta “liquidità di emergenza“, il cuscinetto che tutti dovrebbero avere, ma che spesso diventa un alibi per non decidere. Avere tre-sei mesi di spese correnti in forma liquida è sano e raccomandato. Avere due anni di reddito fermi su un conto corrente con rendimento zero è una scelta finanziaria sbagliata.
Il problema si aggrava: l’inflazione sta accelerando
Il dato di aprile 2026 non è un’anomalia. È un segnale di tendenza.
I prodotti ad alta frequenza d’acquisto hanno registrato una variazione del +4,3%, i beni alimentari +2,5%. I prezzi degli alimenti non lavorati sono accelerati al 6% dal 4,7%, mentre gli energetici non regolamentati hanno segnato +9,9%.
Questi non sono i prezzi che si vedono nei grafici. Sono i prezzi della spesa, del gas, della benzina. Sono i prezzi che ogni famiglia sente quotidianamente.
E mentre l’inflazione cresce, la remunerazione media dei conti correnti italiani rimane sostanzialmente vicina a zero o, nella migliore delle ipotesi, su livelli che non compensano l’erosione.
Il gap tra inflazione e rendimento del conto corrente non è mai stato così penalizzante per chi tiene liquidità in eccesso.
Cosa fare della liquidità in eccesso sul conto corrente
Non esiste una risposta uguale per tutti. Ogni famiglia ha esigenze diverse, orizzonti temporali diversi, profili di rischio diversi.
Ma esistono alcune domande che vale la pena porsi:
Quanta liquidità ho davvero bisogno di tenere immediatamente accessibile? La regola generale è tre-sei mesi di spese correnti. Tutto quello che va oltre questo cuscinetto è liquidità in eccesso che dovrebbe lavorare.
Qual è il mio orizzonte temporale? Per liquidità che non servirà nei prossimi due-tre anni esistono diversi strumenti dai fondi/etf obbligazionari ai titoli di Stato a breve scadenza, dai depositi vincolati ai piani di accumulo in fondi/etf bilanciati che possono generare un rendimento reale positivo, cioè superiore all’inflazione.
Sto ottimizzando anche fiscalmente? Una parte della liquidità in eccesso potrebbe essere indirizzata verso strumenti con vantaggi fiscali immediati, come il fondo pensione complementare che consente di dedurre fino a 5.300 euro annui dal reddito imponibile.
Il costo dell’inazione
Tornando alla mia cliente.
Dopo quella conversazione, abbiamo strutturato un piano. Non abbiamo investito tutto, avrebbe avuto poco senso e non era quello che voleva. Abbiamo identificato la quota di liquidità operativa necessaria, investito una parte a breve termine su strumenti più sicuri, e indirizzato il resto verso un portafoglio diversificato coerente con il suo profilo.
Anche verso il fondo pensione, che non aveva, per pagare meno tasse e pensare al suo futuro.
I suoi soldi ora lavorano per lei.
Per una valutazione della tua situazione patrimoniale e della liquidità in eccesso, contattami.
Fonti
ISTAT — Prezzi al consumo aprile 2026 (dato provvisorio);
Banca d’Italia — Proiezioni macroeconomiche per l’Italia, aprile 2026;
TradingEconomics — Tasso di inflazione Italia 2026;
BusinessPeople — Analisi inflazione Italia 2026